Monologo di Roberto Benigni

Monologo sull’amore e la felicità

Si ricapitola, si riassume in questa parola: amare.

Però c’è una cosa da dire: il tempo passa, e il problema fondamentale dell’umanità da duemila anni è rimasto lo stesso: amarsi.

Solo che ora è diventato più urgente. E quando oggi sentiamo ancora ripetere che dobbiamo amarci l’un l’altro, sappiamo che ormai non ci rimane molto tempo.

Ci dobbiamo affrettare. Noi amiamo sempre troppo poco e troppo tardi. Affrettiamoci ad amare. Perchè al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore. Perchè non esiste amore sprecato, e perchè non esiste un emozione più grande di sentire, quando siamo innamorati, che la nostra vita dipende totalmente da un’altra persona. Che non bastiamo a noi stessi, e perchè tutte le cose, ma anche quelle inanimate come le montagene, i mari, le strade, i cieli, il vento, le Chiese, i palazzi… tutte queste cose, che di per sè sono indifferenti, improvvisamente quando le guardiamo si caricano di significato umano, e ci affascinano, ci commuovono. Perchè contengono un presentimento d’amore, anche le cose inanimate, perchè il facciale di tutta la creazione è amore e perchè amore combacia col significato di tutte le cose.

La felicità. Sì, la felicità.

A proposito di felicità, cercatela, tutti i giorni, continuamente. Anzi, chiunque mi ascolti ora, si metta in cerca della felicità adesso, in questo momento, perchè è lì, ce l’avete, ce l’abbiamo. Perchè l’hanno data a tutti noi, ce l’hanno data in dono quando eravamo piccoli, ce l’hanno data in regalo, in dote, ed era un regalo così bello che l’abbiamo nascosto, come fanno i cani con l’osso. E molti di noi l’hanno nascosta così bene, che non ci ricordiamo dove l’abbiamo messo. Ma ce l’abbiamo, ce l’avete. Guardate in tutti i ripostigli, gli scaffali, gli scomparti della vostra anima, buttate tutto all’aria. I cassetti, i comodini che avete dentro, vedrete che esce tutto fuori. C’è la felicità, provate a voltarvi di scatto, magari la pigliate di sorpresa. Ma è lì, dobbiamo pensarci sempre alla felicità, e anche se lei qualche volta si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei, fino all’ultimo giorno della nostra vita.

E non dobbiamo avere paura nemmeno della morte. Guardate che è più rischioso nascere che morire. Non bisogna avere paura di morire, ma di non cominciare mai a vivere davvero. Saltate dentro all’esistenza ora, qui. Perchè se non trovate niente ora, non troverete niente mai più. E’ qui l’eternità.

Dobbiamo dire sì alla vita. Dobbiamo dire un sì talmente pieno alla vita che sia capace di arginare tutti i no.  Perchè alla fine abbiamo capito che non sappiamo niente, e che non ci si capisce niente. E si capisce solo che c’è un gran mistero, e che bisogna prenderlo com’è e lasciarlo stare. E che la cosa che fa più impressione al mondo è la vita che va avanti e non si capisce come faccia. Ma come fa a resistere? Come fa a durare così? E’ un grosso mistero e nessuno l’ha mai capito, perchè la vita è molto più di quello che possiamo capire noi, per questo resiste. Se la vita fosse solo quello che possiamo capire noi, sarebbe finita da tanto, tanto tempo. E noi lo sentiamo, lo sentiamo che da un momento all’altro ci potrebbe capitare qualcosa di infinito. E allora a ognuno di noi non rimane che una cosa da fare… inchinarsi.

 

Roberto Benigni, I Dieci Comandamenti

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