Ovunque tu sarai

Mi dicevi: “E’ nel nome il senso della storia”. Non il destino, che ciascuno lo disegna come vuole e come può. Non la morale, che ognuno ci vede la sua. No: il senso. Il significato profondo di quello che siamo. Mi dicevi: “Scegli bene le parole, le scarpe e gli amori, se vuoi camminare lontano”.

Fioly Bocca, Ovunque tu sarai

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Ovunque tu sarai

“Penso a come sia difficile dare un senso alle cose: alcuni legami, che vorresti trattenere a ogni costo, si spezzano, o cambiano forma. Altri sei costretto a reciderli tu, con fatica inaudita. Avevo creduto che Tancredi fosse l’uomo della mia vita. Ora so che non siamo le due metà d una mela, ma qualcosa di molto più complesso e imprevedibile. Che quello che era giusto ieri potrebbe non esserlo oggi, perchè siamo materia in continua evoluzione e la fedeltà a se stessi è alla radice di ogni forma d’amore.”

Fioly Bocca, Ovunque tu sarai

Fioly Bocca. Ovunque tu sarai

Fioly Bocca

Un romanzo che mi ha colto in un momento particolare della mia vita, e che sembra scritto per me. Ambientato in alcuni luoghi a me familiari, con nomi e sensazioni che si ripresentano come un Déjà vu. Pagine che danno speranza e coraggio.

“La prima cosa che ho notato in te, sono due germogli d’ali sotto le scapole. Le nascondi a te stessa con movimenti goffi e paure a cui non vuoi rinunciare. Non sai d’averle, ma ci sono. E da troppo tempo aspettano di sbocciare. Si può tutto. Liberati dal bagaglio di dolore che non puoi sopportare. Il tuo paracadute è troppo ingombrante, ti intralcia il passo, ti sbilancia. Devi disfartene, se vuoi volare. Reclama quello che ti spetta, cammina nella direzione dei tuoi desideri profondi. Scegli tu, sempre. Pure quando sembra impossibile anche soltanto esprimere una preferenza. Decidi la strada per riuscire ogni sera ad addormentarti dentro te stessa. Coltiva l’anima luminosa che si intravede dagli spiragli che lasci aperti e poi lascia fare al vento: se gli parli con voce libera ti saprà portare.”

Turista a lungo termine

Come funzionano le relazioni tra persone sconosciute?

Come si instaura un rapporto partendo da zero?

Dovunque mi giro, vedo muri. Muri altissimi, invalicabili.

Parlo delle persone che devono ricominciare, in un posto nuovo, senza alcun riferimento, come me.

Non mi riferisco a coloro che nascono, crescono e vivono nello stesso posto da sempre, o nel raggio di una manciata di chilometri. Essi hanno delle basi, delle radici sociali che si portano dietro dall’infanzia, dal primo giorno di scuola. I “Sedentari” hanno amici sicuri, compagni di bevute e famiglie pronte ad appoggiarli. Hanno conoscenze utili a cui potersi affidare in caso di necessità. Hanno luoghi del cuore dove ritornare quando si sentono sperduti.  Ai Sedentari non interessa aprire i propri orizzonti, spingersi al di fuori del proprio cerchio affettivo e sociale. Hanno creato un’impalcatura attorno cui ruota la loro vita, fatta di abitudini, strade conosciute, orari definiti, affetti sicuri e incontri mai troppo casuali. Vivono sbirciando nella vita degli altri, guardando i loro opposti quasi con invidia. In cuor loro hanno sempre il desiderio remoto di cambiare vita, di “prendere e partire”, per curiosità, o per un innato senso di avventura, ma in fondo sanno che non lo faranno mai.

Mi riferisco agli altri, agli Esploratori. Ai pazzi che seguono la scintilla e rincorrono i propri sogni anche dall’altra parte del mondo. Quelli che lasciano tutto, l’amore, la famiglia, gli amici, per una scommessa, o un capriccio, senza alcuna certezza. E partire non significa fuggire. Lasciare gli affetti non significa non amarli. Loro hanno limiti diversi, posti solo da se stessi, e raccolgono sfide ogni giorno, lasciando il proprio porto sicuro per spingersi in alto mare, pronti ad affrontare la tempesta.

Ma allora come possono persone così diverse trovare un punto d’incontro e convivere tra loro?

Mi sento proprio così, un Esploratore dentro un mondo di Sedentari.

Loro mi guardano con interesse, sono incuriositi dalla mia presenza, dalla novità nel loro quotidiano. Fanno domande generiche, ma non sono davvero interessati. Sono un pesce d’acqua dolce nell’oceano, preso e buttato lì, nel “profondo blu”. Sospesa tra il vecchio e il nuovo mondo, col cuore ancora nella città in cui sono cresciuta, e mente e corpo in questa nuova realtà. Cerco punti di contatto, vinco la timidezza e la paura, spingo una confidenza in più. Ma loro non sanno chi sono. Sono una turista a lungo termine. E a parte la cordialità e i sorrisi di rito, mi chiedo se riuscirò mai a sentirmi a casa, qui, nel posto in cui ho scelto di ricominciare.

 

Dovunque mi giro, vedo muri. Muri altissimi, invalicabili.

Il mio obiettivo è abbatterli tutti, persino i miei.